sport che si confronta con decreto dignita

le sue Conseguenze su Sport e Gioco d’Azzardo

Pubblicazione: 5 Febbraio 2024 ore 18:46

sport che si confronta con decreto dignita

Lo sport, e specialmente il calcio, ed il gioco d’azzardo hanno da sempre intrattenuto rapporti sinergici molto proficui per entrambi i settori: quindi è risultato evidente che la soppressione della pubblicità dello stesso gioco sulle maglie dei calciatori abbia influito, ed anche tanto, agli interessi delle società coinvolte che continuano a lamentarsene e non soltanto da ora che il Paese è sempre più in crisi economica con un’inflazione galoppante che tra poco ridurrà gli stipendi ad uno strumento di mera sopravvivenza… e nulla più.

Poi per quanto riguarda anche e sempre il calcio è stato messo in discussione anche il Decreto Crescita che aveva dato un po’ di ossigeno alle società calcistiche (poverine) che potevano usufruire di sconti fiscali nell’acquisto di calciatori ed ai fini dell’Irpef potevano esserci sgravi sino ad un buon 50%: ma dal 1° gennaio tali agevolazioni per il calcio sono scomparse e per tanti Club alle prese anche con il fair play finanziario è stata davvero una stangata.

Alcune questioni fiscali davvero complicate

Ma senza annoiare chi ancora ci legge entrando in questioni fiscali sempre complicate, ci si vuole confrontare con il fare del Ministro dello Sport, Abodi, che chiede al Ministro delle Finanze, Giorgetti, un incontro per valutare la possibilità di una “rivisitazione” del divieto totale della pubblicità al gioco per dare la possibilità alle società di calcio, ma anche ovviamente a quelle ludiche, di poter proseguire nel proprio percorso con un po’ più di respiro.

Magari dando la possibilità -rivedendo i termini di tale divieto- di impostare nuovi contratti che per anni hanno sostenuto i rispettivi interpreti: d’altra parte, il “rivedere” il Decreto Dignità gira nell’aria… quasi dal momento della sua messa in atto voluta fortissimamente dal Movimento Cinque Stelle durante un Governo Conte, poiché già sul nascere aveva suscitato tante perplessità, riflessioni, considerazioni. Il tutto condiviso anche da altre realtà territoriali che vedevano un divieto così totalitario una specie di ostruzione economica nel mercato sia del calcio che del gioco.

Gli investimenti sono calati drasticamente

E la conseguenza di questo era stata una “morìa” di investimenti internazionali che sino a quel momento vedevano nel gioco del nostro Paese una buona fonte di business rispettandone ed a volte anche “invidiando” le aziende italiche di gioco che avevano saputo confrontarsi con i diversi mercati.

Tutto questo è andato inevitabilmente nel dimenticatoio e da quel momento i destini (economici) dei due settori sono andati “sempre più verso il basso” e proprio a questo è dovuto l’attuale intervento del Ministro Abodi che vorrebbe “ristrutturare” lo sport e specialmente il calcio che è dispensatore oltre che di rispetto e dignità anche di divertimento sia sul campo che fuori nell’ambito delle scommesse che da sempre coinvolge tanti giocatori di ogni nazionalità.

Ma ora “ci piace” ritornare al confronto desiderato da Abodi con il Ministro dell’Economia che deve tenere però conto di un passaggio del decreto Dignità laddove prevede che una percentuale degli introiti delle scommesse sullo sport generate dal calcio dovrebbero andare sempre alle società sportive.

Cosa decisamente poco gradita al mondo dei giochi: e proprio in conseguenza di tutto ciò, la Serie A spera che l’attuale Esecutivo, il solo da tanti anni a questa parte che sembra volersi “addossare davvero l’onere” di ristrutturare la normativa ludica, metta mano anche al Decreto Dignità per tanto tempo ritenuta una bandiera del “buon fare del M5S”, ma che ha creato, purtroppo, dissesti finanziari notevoli nei due settori coinvolti.

Nuove formule da studiare per migliorare il comparto

Insomma, pare che il Ministro dello Sport voglia richiedere al MEF di studiare nuove formule possibili per aiutare il calcio anche se obbiettivamente le cifre che girano in quel circuito siano piuttosto impegnative e soltanto il pensiero di “aiutare” un mondo così dorato (almeno visto dall’esterno) sembra quasi un insulto alle imprese di gioco che a volte faticano… “ad arrivare a sera”, sopratutto le attività commerciali.

In ogni caso, quello che ci si aspetta è il possibile confronto tra l’Esecutivo, i rappresentanti del calcio e gli operatori delle scommesse per parlare anche di possibili aiuti al mondo del pallone per la costruzione di stadi o per sgravi fiscali.

Ed il tutto in modo da poter alleggerire la tassazione imposta ai Club anche se questa “condiscendenza” nei confronti del calcio non è proprio condivisa da tutti e sempre per le cifre che “vi girano attorno”, anche quelle pretese dai tanti procuratori che senz’altro hanno “risolto la loro vita” con le percentuali di guadagno che riescono ad incassare!

Non si deve infierire sul gioco d’azzardo legale

Non si deve dimenticare, ma quando si può lo si sottolinea spesso, che il Decreto Dignità oltre ad aver “infierito” sul gioco, ovviamente lo ha fatto anche nei confronti del calcio e così il mondo del pallone -dal 2019 anno di nascita del noto divieto- ha perso quasi 100 milioni a stagione.

Introiti relativi al betting che negli anni è sempre stata un’industria disposta ad investire nel calcio proprio in conseguenza del diretto rapporto con i tifosi, appassionati e scommettitori. Serve ricordare che quando è entrato in vigore il divieto in Serie A ben 15 Club avevano accordi commerciali con il gioco e le scommesse andati via sfumando.

Anche se forse si deve parlare di danaro parzialmente rientrato a mezzo di partnership e sponsorship con i nuovi “punto news” che fanno bella mostra di sé negli stadi oltre che in qualche programma TV che riesce a comunicare qualcosa grazie ad Agcom che ha concesso qualche comparatore di quote.

Tutti vogliono tornare ai fasti di un tempo

É superfluo dire che la Serie A chiede di ritornare “ai vecchi amori” e dunque alla sponsorizzazione sulla maglia e negli stadi delle varie testate di gioco, vietando gli spot pubblicitari od il marketing con i calciatori e gli allenatori: così facendo forse gli introiti delle società di calcio potrebbero tornare “importanti”.

Finora, però, l’Esecutivo “ha fatto orecchie da mercante” nei confronti di queste accorate richieste e non le ha tenute in considerazione e la conferma di questa “chiusura” è la manovra di bilancio ed il bando del gioco online che non hanno aperto alcuno spiraglio per (almeno) la rivisitazione del divieto pubblicitario.

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Author: Bruce Peterson