rimpianti del gioco per commissione europea 2014

la normativa 2014 dalla Commissione Europea

rimpianti del gioco per commissione europea 2014

Se è vero che quando si intende ristrutturare una qualsiasi cosa, un’azienda oppure un intero settore come pure una intera normativa si dovrebbe fare tesoro delle precedenti esperienze, si potrebbe pensare che quando si sta pensando di riordinare l’intero mondo dei giochi, e si spera anche il divieto totale della pubblicità agli stessi, la mente dovrebbe rivolgersi con rimpianto a quanto è stato messo in campo nel lontano 2014 dalla Commissione Europea.

La famigerata “Raccomandazione” che sollecitava i Paesi membri, ancor prima che il gioco online venisse “accolto e regolamentato ovunque” a non applicare nel gioco il divieto della sua pubblicità, ritenendolo un indispensabile strumento per poter consentire al popolo di giocatori di discernere il gioco pubblico, e quindi lecito, da quello illegale che nasconde parecchie insidie delle quali “qualcuno” del tutto improvvido potrebbe non essere a conoscenza: raccomandazione che dall’Esecutivo Conte, che gestiva gli interessi del Paese nel 2018, non è stata presa in alcuna considerazione.

Visto che il Decreto Dignità, portatore sano del famigerato divieto della pubblicità ai giochi ed alle scommesse, nasceva proprio nel 2018 “con la velocità della luce” e per volontà “quasi esclusiva” del Movimento Cinque Stelle e del suo leader di allora, Luigi Di Maio.

Tanti consigli utili che non sono stati ascoltati

E che la Commissione Europea si sia presa l’onere di sottolineare l’importanza della pubblicità del gioco nei confronti dei giocatori avrebbe dovuto suonare come un campanello d’allarme anziché non sollevare alcun tipo di considerazione.

L’istituzione comunitaria ricordava con quella Raccomandazione che nel ritenere opportuni e doverosi gli interventi dei diversi Legislatori nazionali nel limitare le offerte di gioco e la loro visibilità, non si doveva cadere nel “tranello” di vietare la promozione del gioco considerato che il conseguente effetto sarebbe stato quello di renderlo indistinguibile da quello che legale sicuramente non è. Ed in Italia quel pensiero comunitario non è stato ascoltato ed oggi se ne sta, purtroppo, “pagando pegno”.

Sopratutto lo stesso sistema-gioco ed i bilanci delle società sportive che hanno subito danni piuttosto rilevanti: ma chi ha pagato il “pegno maggiore” è stato forse il giocatore trovandosi nell’indisponibilità di una scelta raziocinante, anche il giocatore problematico che si spinge oltre i confini della legalità e si trova a confrontarsi con il gioco illegale proprio per mancanza di “comunicazione”, oltre il giocatore neofita che si trova assai limitato nell’effettuare le proprie scelte “prive d’esperienza”.

Il mercato illegale del gioco desta preoccupazione

Attualmente, i giocatori su canali illegali sono circa 4,4 milioni, ossia il 17% su 21 milioni di scommettitori, ed il presunto fatturato del “comparto illecito” pare sia di circa 1,9 miliardi di euro: dunque, se le giocate fossero state indirizzate verso il gioco pubblico, lo Stato avrebbe incassato circa un miliardo di euro.

Dire che sono cifre irrilevanti non risponde sicuramente a verità! Dunque, se i Governi avessero avuto la “bella idea” di rivedere un divieto così totalitario e proibizionistico si sarebbero senz’altro accorti “del male che ha comportato” ai vari settori coinvolti, come ad esempio quello dei casinò live online con giochi dal vivo con soldi veri.

Nei cinque anni successivi alla sua nascita forse si poteva fare qualcosa, od effettuare una sorta di rivisitazione delle norme, od una presa di coscienza relativa ai risultati che non appaiono poi così strabilianti da tenere “in carica” un simile divieto totale peraltro poco apprezzato anche all’estero e dai consueti investitori che si erano sempre rivolti al gioco italiano soddisfatti della sua regolamentazione.

Infatti, dal momento in cui il divieto è entrato in funzione gli investimenti internazionali si sono “stoppati”, così come una buona parte del mercato che si è trovato bloccato sia dal divieto della pubblicità che dalle arcinote Leggi Regionali “capestro” che tenevano in ostaggio le varie attività ludiche, le medesime sulle quali lo stesso mercato del gioco straniero aveva investito “con piacere” sino a quel punto.

Un divieto che sembra non aver portato nulla di concreto

Dunque, oggi si può dire anche con i risultati attestati da tanti esperti che questo divieto non ha portato alcuna salvaguardia alla salute dei giocatori, né tanto meno a quella economica delle aziende che operano in questo benedetto business.

Aziende che si sono trovate del tutto spiazzate non riuscendo comunque a “rimpiazzare” gli introiti precedenti anche a causa del sopravvenuto lungo periodo pandemico che ha messo in difficoltà tantissimi settori e non soltanto il mondo dei giochi.

Oggi, obbiettivamente, non ci si può lamentare della crescita dell’illegalità nel gioco in quanto era già stata prevista da una ricerca specifica di IPSOS, redatta in collaborazione con Luiss Business School, a margine del periodo emergenziale: dunque, se queste erano le percezioni di qualche anno fa, naturalmente le cose sono indubitabilmente peggiorate, anche se non bisognerebbe far risalire la situazione dell’illegalità nel sistema-gioco soltanto al divieto della sua pubblicità, ma a tanti altri fattori.

Alcuni errori fatti in tempo di pandemia

Forse il più importante è stato l’intervento del Governo proprio al momento del periodo pandemico quando, erroneamente visto a posteriori, si è imposto al gioco terrestre di abbassare le saracinesche di fatto consentendo al gioco illegale di appropriarsi di tutti quegli spazi legali lasciati disponibili dal gioco pubblico.

Spazio nel quale quello illegale ha trovato il modo di “foraggiarsi” a dovere, riuscendo a rimpinguare così le proprie casse ed anche la propria “potenza sul territorio”: ed a riprova di questo sono i reiterati sforzi che le nostre Forze dell’Ordine ed i funzionari dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli continuano ad effettuare sull’italico territorio monitorando tutti i punti di gioco per rintracciare e chiudere quelli illegali, sanzionandoli.

L’unica speranza di migliorare il gioco d’azzardo è il riordino nazionale

Serve senz’altro che la politica e le istituzioni si spingano a fare “qualche ragionamento in più” per risolvere una situazione che chiamare sgradevole sembra davvero un eufemismo.

L’unica speranza si deve riversare ovviamente verso il riordino che avrebbe la possibilità di intervenire per fare chiarezza per quanto riguarda il divieto della pubblicità, magari rivedendolo e ridimensionandolo.

Ma anche denunciando il paradosso di un mondo sportivo, particolarmente quello del calcio, che da un lato e per bocca dei suoi stessi vertici si scaglia contro le scommesse e l’azzardo mentre dall’altro è diventato uno strumento per pubblicizzarli. L’essere obbiettivi e giusti sembrerebbe la strada migliore…

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Pubblicazione:
20 Dicembre 2023
ore
08:47

Author: Bruce Peterson