calo impiegati nel gioco secondo istat

In Italia calano i lavoratori del gioco d’azzardo

calo impiegati nel gioco secondo istat

Non è una riflessione piacevole quella di dover disconoscere ciò che si continua a sottolineare, in ogni occasione possibile, relativamente all’impegno del settore ludico nei confronti dell’occupazione: infatti questo discorso, almeno per chi scrive, è quasi diventato un cavallo di battaglia sul quale si intende cavalcare l’abilità del mondo del gioco di impiegare nelle sue imprese tanti lavoratori, anche durante il periodo pandemico.

Onestamente ed obbiettivamente, infatti, si pensava che questo comparto avesse “tenuto botta” seppur in conseguenza di quel terribile periodo tenendo il più possibile al caldo il posto di lavoro dei propri dipendenti.

Invece, in questi giorni è uscito un rapporto dell’ISTAT che smentisce le nostre certezze e ci fa confrontare con risultati diversi: cosa che ci fa prima di tutto preoccupare e poi che apre delle crepe in questo sistema-gioco che si riteneva non essere stato coinvolto in questi risultati negativi che portano inevitabilmente alla luce una problematica seria che in generale non aveva mai neppure sfiorato il comparto.

Il problema del periodo pandemico ha senza dubbio toccato estremamente da vicino le “Riserve di Stato” vista la lunga imposizione di chiusura che il Governo di allora aveva deciso ed il settore ne ha subito danni economici che sta facendo fatica a recuperare, sopratutto per quanto riguarda il gioco terrestre che sta troppo lentamente recuperando il “terreno perduto” anche se la raccolta sembra riprendersi relativamente agli importi pre-pandemia.

Il comparto dei Giochi è ancora penalizzato

Ma questo di certo non basta a fare in modo che vi sia un calo di lavoratori nel settore rendendolo così complessivamente uno dei comparti più penalizzati dai vari Decreti governativi ed anche dall’onda lunga della stessa pandemia che ci fa scoprire a mezzo dell’edizione 2023 del Rapporto sulla competitività dei settori produttivi, curato appunto dall’ISTAT, di questo “crollo” del numero di lavoratori. E non si può nascondere che questa sia una rivelazione che non ci si aspettava davvero e che la lettura di questo rapporto invece conferma.

Il rapporto ISTAT annualmente fornisce lo scenario dettagliato del sistema produttivo del nostro Paese e che per quanto riguarda il 2023 non può sicuramente esimersi dal tenere conto degli effetti che la doppia crisi, quella pandemica e quella energetica, hanno purtroppo procurato sulle aziende del nostro italico territorio: e con la stesura di questo documento si è venuti a conoscenza che per le attività sportive e di intrattenimento si è registrato un calo occupazionale del 2,6%, mentre per quelle collegate alle lotterie, scommesse e case da gioco la diminuzione è pari al 2,1%.

E per dare in pratica la possibilità di valutare meglio un raffronto tra gli anni scorsi si può dire che il numero delle imprese che si occupano di lotterie, scommesse e case da gioco nel 2020 erano 8.076 (mentre nel 2019 erano 8.271), con 37.852 addetti -di cui 28.754 dipendenti- (mentre nel 2019 gli addetti erano 40.003 e 30.467 dipendenti) con un fatturato di circa 11 miliardi e mezzo di euro (mentre nel 2019 era di circa 14 miliardi di euro).

Alcuni dati che devono far riflettere

I dati raccolti qualche mese fa sempre dall’ISTAT che aveva pubblicato i conti economici delle imprese e dei Gruppi di impresa per l’anno 2020, evidenziano quel dato che consegna quelle grandi differenze di lavoratori: 2.151 addetti in meno, 1.713 dipendenti ed un calo del fatturato che rasenta i circa tre miliardi.

Ciò che preoccupa maggiormente, almeno chi scrive queste righe e che ama il gioco del SuperEnalotto online fatto responsabilmente con soldi veri nei migliori siti italiani legali ADM, è indiscutibilmente il numero di lavoratori sempre considerato che il settore del gioco si è spesso “vantato” (amorevolmente) di riuscire ad impegnare un importante numero di collaboratori di vario genere.

Questi sono dati per il mondo del gioco “spiacevoli e sconcertanti” anche in ottica del riordino del gioco pubblico a mezzo della Legge Delega e della riforma fiscale che dovrebbe iniziare il suo percorso a breve e nel quale si specifica nell’allegata relazione tecnica l’obbiettivo del “mantenimento di adeguati livelli di raccolta” ed anche quello di “aumentare il livello di entrata a favore dello Stato”.

Ma non si parla di incentivo delle imprese di gioco: anzi probabilmente il riordino comprenderà una distribuzione diversa del prodotto sul territorio con una presenza “meno ossessiva” dell’offerta di questo prodotto: il che lascia intendere che le società ludiche andranno a diminuire insieme ai suoi lavoratori.

Diminuiscono di molto anche i punti di Gioco

Ed insieme alla diminuzione dei punti di gioco e dei suoi dipendenti come si riusciranno a “mantenere gli adeguati livelli di raccolta”? Le casse erariali saranno costrette a “piangere” ed a risentire della mancanza di una raccolta che da anni è sempre stata estremamente cospicua: c’è da sperare che per arrivare agli obbiettivi istituzionali non si provveda ad un aumento della tassazione sui giochi visto che quella dell’italico gioco è la più alta a livello europeo! Però qualche dubbio ed anche qualche ansia non si riesce ad evitare visti i precedenti e cioè che quando lo Stato centrale “ha necessità di introiti” il primo settore che va a toccare è sempre stato quello del gioco pubblico…

E qui ricompare sempre lo stesso discorso che si palesa da anni: lo Stato non può. non vuole o non riesce a rinunciare alla raccolta del gioco e bisognerà vedere con il riordino del settore cosa succederà.

Ma a prescindere dagli interessi dello Stato centrale bisognerebbe anche guardare quello delle imprese e quello dei lavoratori: se per caso si aumenteranno ancora le tasse sul gioco, altre imprese -magari quelle medio piccole e le piccole- saranno costrette ad abbassare per sempre le proprie saracinesche con il conseguente licenziamento dei propri dipendenti.

Una situazione che suscita preoccupazione

Questo comincia ad essere un argomento che preoccupa sia le stesse Aziende che le associazioni di categoria che proteggono imprese e lavoratori del gioco: ma trovare una soluzione non sarà sicuramente né semplice, né immediato poiché si deve considerare che il riordino nazionale del gioco non apparirà a breve sul territorio.

E nel frattempo ai lavoratori ludici cosa succederà? Tante imprese sono in “bilico” e si spera che altri numeri (di lavoratori non occupati) non si vadano ad aggiungere a quelli che l’ISTAT ha comunicato.

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Pubblicazione:
18 Maggio 2023
ore
08:30

Author: Bruce Peterson