rapporto gioco azzardo decreto dignita

Il Decreto Dignità e Il Suo Impatto Sull’Universo Del Gioco: scenari

Pubblicazione: 9 Febbraio 2024 ore 15:00

rapporto gioco azzardo decreto dignita

Il mondo del gioco è arrivato quasi ad una sorta di “resa dei conti” se davvero si avverasse l’ineluttabile (e per come è stato predisposto per il momento) riordino nazionale dell’intero settore: seppur iniziando in questo modo, finalmente al sistema-gioco ritornerebbe quel rispetto e quella dignità che il settore senza alcun dubbio si meriterebbe, considerando che indiscutibilmente il gioco pubblico rappresenta la legalità sul territorio e la tutela della salute del suo ineguagliabile popolo di giocatori.

Rispetto e dignità che non sono soltanto “sostantivi maschili e femminili” ma condensano in loro la sensazione di autorevolezza che il settore ludico deve tornare ad interpretare: cosa che negli ultimi anni gli si è impedito di fare in ogni modo e quel che è più tragico proprio da parte dello stesso Stato che il gioco pubblico rappresenta.

O, meglio, dalle sue istituzioni de-localizzate che hanno provveduto a studiare ed a mettere in campo le famigerate Leggi Regionali “capestro” sul gioco alle quali lo Stato centrale ha concesso di esistere, con la propria latitanza, il proprio disinteresse, la propria indifferenza.

Rapporto tra Giochi ed Istituzioni da ricostruire

Chi ama anche soltanto un poco il gioco d’azzardo sa perfettamente che il suo rapporto con le Istituzioni, e sopratutto la politica, è spesso burrascoso ed affannato quando addirittura non è stato assolutamente assente: ed il grado di assoluta “insofferenza e negatività”, senza alcun dubbio, si è raggiunto all’apparire del Decreto Dignità, portatore sano del divieto totale della pubblicità ai giochi ed alle scommesse sportive con siti italiani ADM che ha portato sicuramente un forte terremoto nei due settori che ne sono stati coinvolti in modo particolare: il gioco ed il calcio.

Da qui è iniziata una discesa paurosa degli introiti di entrambi, perdita che ancora oggi non si è potuta recuperare e che ha portato risultati devastanti per tante imprese, alcune delle quali nel gioco hanno dovuto addirittura chiudere i battenti in modo definitivo.

Tale grande risultato è stato ottenuto dalla precedente Legislatura del Governo “giallo-verde” e voluto fortissimamente dal leader di allora del M5S, Luigi Di Maio che ha agito con la velocità della luce per far approvare questo decreto totalitario e proibizionistico.

Provvedimento tuttora non digerito da buona parte degli addetti ai lavori del gioco e difficilmente condiviso dagli investitori internazionali che non vedono più nel nostro mondo dei giochi il business così ben “sfruttato” in precedenza.

Dobbiamo pensare anche ai lavoratori del Gioco

Ma, sopratutto, operatori del settore che vedevano (e vedono tuttora visto che è ancora vivo e vegeto) in questo divieto l’aver voluto togliere proprio “la dignità” ai lavoratori del gioco che con quell’intervento istituzionale si vedevano declassare a lavoratori di “serie B”.

Cittadini ai quali veniva imposto un divieto repressivo che ha destato davvero tanta preoccupazione settoriale e che ha manifestato di contro una aperta e mancata preoccupazione da parte del Governo nei confronti proprio dei lavoratori del “suo gioco pubblico”.

E può essere che il divieto totale contenuto nel Decreto Dignità abbia causato danni anche all’Esecutivo di allora, ed allo stesso Movimento Cinque Stelle, che proprio ed in seguito a quell’esperienza ne è uscito con le ossa rotte e con tante critiche piovutegli addosso da tutte la parti.

Ma il divieto è rimasto in vita sia pure di fronte alle problematiche che è riuscito a creare: una tra le più importanti è quella dello squilibrio del mercato nei confronti della concorrenza, il rischio di un forte aumento dell’illegalità, non dimenticandoci “dell’impoverimento” dello sport, in particolare del calcio.

Il Governo attuale si appresta a ristrutturare il settore dei Giochi

Ed oggi che finalmente il Governo Meloni ha deciso di accollarsi -diversamente dagli altri Esecutivi precedenti- l’onere di affrontare la tanto attesa ristrutturazione del gioco, meglio conosciuta come “riordino del gioco” comprendendo il tutto nella grande opera della Legge di Delega fiscale, il divieto potrebbe finalmente cambiare, essere rivisitato e ridimensionato oppure addirittura (magari) decadere.

Il risultato sarebbe senz’altro indirizzato a ridare dignità all’intera industria del gioco ma, oltre tutto, potrebbe anche riportare nelle casse erariali introiti più significativi: ma sopratutto dare nuova linfa vitale sia allo stesso mondo ludico, che a quello sportivo ed anche a quello della cultura.

Tutte imprese che sino a poco tempo fa riuscivano a far quadrare i propri bilanci proprio grazie agli introiti provenienti dai rapporti di sponsorship con il gioco d’azzardo.

Con l’occasione del riordino nazionale dell’intero settore sembrerebbe davvero arrivato il momento giusto per fare “interventi epocali”: ma senza usare termini così roboanti si può avanzare l’opinione che con l’occasione appunto del riordino, ed anche per i lavori che sta portando avanti il Ministro dello Sport nel richiedere un confronto con le istituzioni per rivedere appunto lo stesso divieto, sembrerebbe tracciarsi il giusto percorso per arrivare almeno ad una discussione globale dei pro e dei contro di tale divieto.

Un pò di ossigeno anche per il comparto ludico

E tutto ciò per dare ossigeno sia al mondo del gioco, che a quello del calcio ma anche delle discipline minori che pure hanno sofferto di tanta carenza di introiti da circa cinque anni a questa parte: anche l’intravedersi della futura gara per le concessioni online sembra poter consegnare la possibilità di riaprire le maglie del divieto.

Sopratutto se si nota che il Governo intende fissare un minimo di spesa annuale da parte dei nuovi concessionari per la promozione del gioco responsabile attraverso campagne informative ben indirizzate: si potrebbe così “promuovere” il gioco cosa che prima non si poteva fare, ma forse è soltanto una mera interpretazione da parte di chi ama tanto il mondo dei giochi e le sue iniziative.

Si discute ancora sulle assegnazioni delle concessioni di Gioco

Però, una gara per le concessioni dovrebbe sollecitare ed incentivare la partecipazione a più soggetti possibile provenienti dall’intera galassia economica europea come insegna il diritto comunitario: invece, se dovesse rimanere in essere l’attuale divieto diventerebbe davvero impossibile l’ingresso di nuovi marchi che davvero non avrebbero alcuna possibilità di farsi conoscere.

Mentre se venissero ridiscussi i termini ed il perimetro del Decreto Dignità si ripristinerebbe un certo equilibrio sul mercato e si otterrebbe di ridare, anche se soltanto in parte, una vera dignità all’industria ludica ed a tutti i suoi lavoratori.

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Author: Bruce Peterson