troppe limitazioni ai videogiochi in cina

Gli enormi effetti delle norme restrittive sui videogiochi in Cina

Pubblicazione: 6 Febbraio 2024 ore 11:29

troppe limitazioni ai videogiochi in cina

Se non ci fossero aziende di gioco e dipendenti coinvolti in una sorta di tzunami economico accaduto in Cina a causa di leggi troppo severe studiate e messe in campo per limitare l’uso dei videogiochi ci starebbe davvero “stropicciarsi le mani” ed essere contenti di ciò che è accaduto al vertice dell’Ente Governativo che è “stato spazzato via” per aver causato danni per decine di miliardi di dollari alle società cinesi operanti nel mondo dei videogiochi.

Ma non si vuole essere “sadici” ed essere contenti di questo provvedimento, però “ci piace” vedere che chi ha causato tanti danni viene punito nella sua carriera e nella sua possibilità di continuare a nuocere al mondo video-ludico cui chi scrive tiene molto e che apprezza per la tanta creatività ed il tanto talento che anche qui nel nostro Paese questo segmento del gioco riesce a produrre.

E proprio per questo “ci piace” anche considerare per tale avvenimento un vecchio proverbio “Chi è causa del suo mal pianga sé stesso”.

Il mondo ludico viene spesso bistrattato

Parole che hanno qualcosa di poetico anche se un po’ difficili rispetto ai consueti proverbi e frase che è stata presa da un verso di Dante Alighieri, rivisitato. Ora, si vuole vedere cosa è accaduto in Cina, considerato che spesso ci si addentra al di là dei nostri confini per vedere come viene trattato il mondo ludico e video-ludico al di fuori della nostra realtà dove purtroppo ancora oggi il gioco non è proprio un settore rispettato completamente.

E questo a prescindere da ciò che riesce a produrre a livello di introiti per le nostre casse erariali e per l’occupazione viste le tante professioni che il comparto ludico è riuscito a presentare e proporre alle tante persone in cerca di un lavoro serio e ben retribuito.

Così con la mente ci si vuole trasferire in Cina e constatare che là si è andati a rimuovere Feng Shixin dal suo incarico, e personaggio dell’Ente Governativo che supervisionava l’autorità di regolamentazione della stampa e delle pubblicazioni compreso il mondo dei videogame: era a capo dell’unita editoriale del Dipartimento di Pubblicità del Partito comunista.

Un crollo del mercato che ha fatto scalpore

Questo personaggio paga in prima persona il crollo delle azioni delle principali aziende cinesi produttrici di videogame avendo annunciato nello scorso mese l’introduzione di alcune limitazioni alla spesa per i videogame: tali misure proposte puntano a frenare l’uso di premi che incoraggiano il gioco ma hanno finito per scatenare il timore che le Autorità cinesi avessero in mente un’ulteriore imposizione di pesanti limiti per il settore ludico.

Ed è bastata soltanto la sensazione che ciò potesse davvero avvenire, per causare perdite per quasi 80 miliardi di dollari nelle quotazioni delle due più grandi società di gioco cinesi: e per fare un nome tra i più conosciuti si parla di un colosso mondiale come Tencent. Ricorda che qui da noi puoi trovare la lista dei migliori brand e software che creano giochi da casinò.

Oltre tutto non poteva esserci periodo peggiore per questo tzunami finanziario visto che proprio in questo momento Pechino stava cercando di aumentare gli investimenti del settore privato per stimolare un’economia che come tante altre in diverse parti del mondo è in sensibile rallentamento.

Mancano come l’aria nuovi investimenti

Insomma, una flessione della fiducia nel mercato finanziario ed una frenata negli investimenti che si sovrapponeva al fatto dell’inasprimento normativo che nel 2022 ha coinvolto diversi settori produttivi cinesi tra i quali quello tecnologico e quello immobiliare: in pratica inasprimento che ha portato proprio il 2022 ad essere l’anno più difficile dell’industria cinese dei giochi e che si sono contraddistinte da una sensibilissima riduzione delle entrate totali, mai accaduta in precedenza.

Non si possono dimenticare due interventi normativi “forti”: uno, l’inserimento di rigidi limiti di tempo di gioco per i minorenni, due, la sospensione delle approvazioni di nuovi videogiochi per la durata di ben otto mesi circa: questa supportata dalla preoccupazione per il fenomeno delle derive dal disturbo da gioco che cominciano ad essere troppo presenti su quel mercato.

Si deve anche ammettere che nonostante le limitazioni apportate, nello scorso anno il mercato dei videogiochi era in crescita registrando un aumento del 14% rispetto all’anno precedente.

Il crollo di fine anno è arrivato come il più classico “fulmine a ciel sereno” e nessuno se lo aspettava e proprio in virtù dei fatturati dello scorso anno.

Un panico generale dovuto ad alcune dichiarazioni

Però purtroppo è bastato l’annuncio di queste nuove restrizioni per creare davvero panico a livello di investimenti finanziari seppur in seguito a questo annuncio sia intervenuto il NPPA con toni più morbidi nella presentazione delle nuove norme: e nonostante sia seguita una promessa che si sarebbero migliorate tali restrizioni studiando attentamente la posizione del settore video-ludico ed anche l’opinione pubblica.

Non è servito a nulla né tanto meno a frenare questo brusco irrigidimento da parte delle imprese del settore, cosa che ha messo in condizione Feng, che da qualche anno è risultato essere in prima linea per conto del Governo cinese nell’intendimento di regolamentare al meglio il settore passando dalle approvazioni dei giochi alla identificazione dei requisiti di verifica di ogni singolo giocatore, a presentare le proprie dimissioni (che siano state “spontanee” oppure “convogliate” non è dato di sapere).

Alla fine la Giustizia premia sempre gli onesti

Ed a questo punto, si potrebbe aggiungere da parte del mondo dei videogiochi “Giustizia è fatta”… ma allora la nostra compagine politica dove dovrebbe trovarsi oggi con tutto quello che di negativo è stato fatto per il gioco pubblico, le sue imprese ed i suoi operatori?

Basterebbe aprire e chiudere una parentesi alquanto breve riempiendola soltanto con poche parole: Decreto Dignità ed il suo divieto della pubblicità ai giochi, per far apparire un numero immenso di cifre perdute dalle aziende che operano nel gioco oppure nello sport.

Nel nostro Paese con quello che è accaduto soltanto per questo divieto ci sarebbe una lista infinita di aziende chiuse: e senza parlare dei “guai” causati dalle Leggi Regionali “capestro” sul gioco che hanno costretto tante aziende a chiudere i battenti per sempre oppure ad estromettere le attività di gioco dai propri territori di competenza.

Non avremmo quasi più ministri, né parlamentari e chissà se magari non sarebbe un bene… ma non si vuole essere così sadici, questo lo lasciamo “all’impero cinese”.

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Author: Bruce Peterson